viernes, 25 de febrero de 2011

UN CARNEVALE PARTICOLARE!


Tra i tanti e variegati carnevali tradizionali della Sardegna, ve n’è uno che si contraddistingue particolarmente per la sua originalità e irriverenza, quello di Bosa, cittadina sulla costa centro occidentale della’Isola. L’apice dei festeggiamenti si raggiunge il "martedì grasso”, a partire dalla mattina con il lamento funebre de “S’Attittidu”. Le maschere indossano il costume tradizionale per il lutto: gonna lunga, corsetto e ampio scialle nero; ogni maschera porta in braccio una bambola di stracci o qualcosa di simile che spesso ha un riferimento al sesso. Le maschere, con voce in falsetto, emettono un continuo lamento, “S’Attittidu” appunto, e chiedono alle persone (normalmente donne giovani) un goccino di latte per ristorare il bambino che è stato abbandonato dalla madre dedita ai bagordi del Carnevale. La notte del martedì tutti indossano la maschera tradizionale bianca (solitamente un lenzuolo per mantello e una federa per cappuccio), per cercare il “Giolzi Moro”. Il Giolzi era ed è la caccia al Carnevale che fugge e si nasconde nel sesso; i mascherati lo cercano illuminando con un lampioncino la parte puberale delle persone che incontrano gridando: “Giolzi! Giolzi! Ciappadu! Ciappadu!” (l’ho preso). La festa si conclude con i roghi che bruciano enormi pupazzi nelle vie e nelle piazze del centro della città.

No hay comentarios:

Publicar un comentario