viernes, 20 de enero de 2012

UN BAGNO CALDO ED ECONOMICO!


"Chiare, fresche e dolci acque", ma soprattutto free. Sorgenti sulfuree o, più comunemente, terme. Ma non quelle dai prezzi alle stelle, dove, magari, è obbligatorio fare la doccia prima di entrare, bensì quelle senza indicazioni e recinzioni e dove non ci sono orari di ingresso e limiti di tempo.
In questa stagione più che mai vale la pena approfittarne per regalarsi una gita fuori porta, alla scoperta di grotte e vasche, in cui l'acqua sgorga calda e benefica, direttamente dalla Terra. Ovunque, ci si rilassa a contatto con una natura selvaggia ed incontaminata, come facevano, secoli fa gli antichi etruschi o i romani, tra i primi a apprezzare le proprietà terapeutiche delle acque sotterranee del territorio. Solo un paio di esempi: al Nord si trovano le Terme di Bormio, in provincia di Sondrio. La sensazione è quella di essere nei paesi nordici, con l'acqua bollente e la neve tutta intorno. La vasca naturale, ai piedi di un torrente, è circondata da una parete rocciosa su cui adagiare comodamente la schiena. Un luogo ideale per rilassarsi, magari dopo una giornata trascorsa con gli sci ai piedi. La Toscana è la regione che offre un numero elevato di piccole pozze e cascate di acqua termale, sparse nella campagna o situate a pochi chilometri dai centri abitati, dove immergersi non costa nulla e si può ritrovare il benessere e l'armonia con se stessi. Le piscine naturali, che nel tempo sono state scavate e arrotondate, non sempre sono facili da scovare, ma la soddisfazione, una volta raggiunte le sorgenti, ripaga della fatica.

miércoles, 18 de enero de 2012


Il Carnevale in Sardegna è l’unica festa calendariale non collegata alla liturgia cattolica, una festa dalle evidenti funzioni sociali, che utilizza i moduli della finzione teatrale (maschere, travestimenti, satira, pantomima grottesca) per ribaltare forme, ruoli e gerarchie della normalità quotidiana.
In Sardegna tradizionalmente il Carnevale inizia con la festa dei fuochi di Sant'Antonio Abate (Ottana), il 17 gennaio, e si conclude il mercoledì delle Ceneri.
I festeggiamenti si concentrano soprattutto tra il giovedì e il martedì grasso. (16 -21 febbraio 2012)
La festa conserva spesso il ricordo di riti arcaici di fine d’anno, quest’ultimo rappresentato da un re/regina (Re Giorgio di Tempio Pausania) o da un fantoccio di pezza che viene processato, condannato al rogo e pianto con un ridicolo lamento funebre (Gioldzi a Bosa e nel nord Sardegna, Maimone in Ogliastra, Cancioffali a Cagliari, ed altri ancora).
Maschere mute d’antica origine caratterizzano invece il Carnevale dei centri barbaricini di Mamoiada (Mamuthones e Issohadores), Ottana (Boes e Merdules) e Orotelli (Sos thurpos), mentre, soprattutto nell’Oristanese, le esibizioni equestri costituiscono il fulcro della festa (Sartiglia di Oristano, Sa carrela ‘e nanti di Santulussurgiu, Sa corsa a sa pudda di Ghilarza).
I festeggiamenti sono accompagnati dalla distribuzione di fave con lardo, frittelle (zippulas) e abbondante vino.

Os queremos informar que este sabado habrá un concierto de un cantante italiano muy conocido, GINO PAOLI! Si ireis nos veremos allí porque estamos pensando ir nosotros de COMEMAI también! A seguir los detalles del evento. Hasta la proxima!

La Comunidad de Madrid presenta a
Gino Paoli y Danilo Rea en un concierto en el Real Coliseo Carlos III
en San Lorenzo del Escorial, el sábado 21 de enero a las 20.00
Para más información sobre el concierto y entradas:
http://www.madrid.org/clas_artes/teatros/carlosIII/php/programacion.html

viernes, 13 de enero de 2012

IL VINO IN SARDEGNA: UNA TRADIZIONE MILLENARIA!


Il vino e la Sardegna hanno un legame antichissimo, influenzato dalle invasioni e dai domini subiti dall'isola nel corso dei secoli. Le tracce di un laboratorio enologico rinvenute nel nuraghe Arrubiu di Orroli fanno hanno dimostrato l'importanza che la Sardegna ha avuto nella domesticazione della Vitis Vinifera che è da ritenersi una pianta indigena selvatica. I popoli che giunsero in Sardegna nel corso dei secoli con l'arte dell'innesto, della coltivazione, e le tecniche di produzione contribuirono allo sviluppo della vite e del vino in Sardegna.
Questi erano sopratutto i popoli che venivano dal mare: inizialmente fenici e cretesi e successivamente i punici, i romani e i bizantini. I fenici oltre che un popoli di grandi navigatori erano anche abili viticoltori e furono tra i primi a diffondere la cultura del vino in Sardegna impiantando le prima colture vicino alle colonie di Tharros e Karalis. Furono però i punici a trasformare la viticoltura in Sardegna in una fiorente attività legata al commercio del vino. Il commercio del vino in Sardegna si diffuse ulteriormente con l'arrivo dei romani che ne stabilizzarono le produzioni. Dopo le distruzioni legate alle invasioni barbariche, la vite e il vino in Sardegna ripresero vita con l'arrivo dei bizantini che introdussero il vitigno della Malvasia nelle zone di Bosa e Cagliari, inoltre introdussero normative che regolavano le produzioni vitivinicole in un'agricoltura ormai consolidata. Anche il successivo periodo Giudicale fù incentrato sull'incremento regolato delle produzioni e alla protezione dei vitigni autoctoni e il commercio dei vini sardi. Fù tuttavia con la dominazione spagnola che vennero introdotte le cultivar che con il tempo divennero parte degli attuali vitigni autoctoni della Sardegna (Cannonau, Bovale, Girò, Vermentino)..A questo periodo di forte espansione della vite e del vino sardo nell' 800 seguirono le distruzioni legate al passaggio della filossera che decimò buona parte degli impianti viticoli della Sardegna; fù proprio allora che nacque l'azienda "Sella e Mosca" e che contribui a rifornire di barbatelle i viticoltori europei per la ricostruzione dei vigneti.

miércoles, 11 de enero de 2012

UNA NUOVA TENDENZA:LA GUERRIGLIA DEI GIARDINI!


BOLOTANA (Nuoro). «Guerrilla gardening» fa proseliti anche a Bolotana, ma la loro lotta non ha nulla a che fare con le armi e con la sofferenza. Loro sono «guerriglieri del verde». Le armi che usano sono pacifiche e hanno la forma e il colore delle piante e dei fiori. Il loro moto è: «Trasformiamo il cemento in fiori». Si, perché la guerra che combattono è contro il degrado delle aree abbandonate e dei siti dismessi. Le incursioni, i guerriglieri del verde, le fanno in questi luoghi. Obiettivo: piantare alberelli. Che poi coltivano fino a quando diventano grandi, cambiando il volto di quelle aree abbandonate. Il movimento, nato a Milano tre anni fa per iniziativa di un gruppo di giovani appassionati del verde, ha fatto proseliti anche a Bolotana dove conta già una cinquantina di aderenti. «Il nostro obiettivo dicono i componenti del gruppo è quello di mettere in atto delle azioni dimostrative che chiamiamo «attacchi» verdi. Guerrilla gardening si oppone attivamente al degrado non solo urbano, ma anche delle campagne e delle aree abbandonate». A Bolotana, questi giovani, hanno già messo in atto un paio di «attacchi» mettendo a dimora un centinaio di piantine in alcuni terreni incolti della piana del Tirso.